1969

L’albero di Natale

 

 

Poco dopo mezzogiorno in Piazza del Popolo.

Mattinata livida e scura, larghe falde di neve cadono rade e si sciolgono subito.

Improvvise e brevi raffiche di vento umido; i passanti camminano frettolosi, grandi cappotti e cappelli pelosi, si intravedono fugaci sorrisi.

L’albero di Natale, quindici metri circa, che ottiene l’effetto contrario di quello voluto. E’ illuminato elettricamente, a tre stadi. I primi due si vedono appena, dopo l’accensione del terzo, quando finalmente ci si aspetta con impazienza che una vera luce intervenga a fugare la tristezza, tutto ripiomba nel buio e ricomincia il misero giochetto.

Le cause di tutto questo sono la tristezza e il grigio dominante, soprattutto il grigio.

 

Una giovane donna scende da sola da una macchina sportiva scoprendo molto le cosce, sorridendo con pudore, come per scusarsi.

Capelli biondi e lisci, trucco carico, figura apparentemente esile e slanciata.

Attraversando la strada accenna ancora a un sorriso modesto con gli occhi abbassati.

Brevi immagini erotiche.

Quello che conta è il ricordo, non ciò che si vede.

 

Nel pomeriggio partenza del “Nonno Ugo”.

Il ponte di comando rivestito di legno in parte fradicio che odora di biblioteca e di vecchi flati

Il brontolio sommesso dei motori.

La luna piena attraverso la cortina di fumo diffuso.

Lo specchio d’acqua immobile e le luci che vi si riflettono allungate.

Il faro che scandisce netto e preciso come il suono lontano di un’unica campana.

In mare, a giorno ormai spento, una brezza leggera discioglie la luce lunare in grandi chiazze sparse.

Per qualche istante una quiete invincibile.

A casa l’albero di Natale, nel salotto.

Illuminazione e decorazioni gialloverdi.

Gli occhi sgranati del piccolo.

L’urina “giallosplendida” di Dos Passos.