Da “Cadono le foglie”

 

 

 

Impressioni di parole

 

Ho atteso il sorgere di questa Aurora

Ho posato le dita sulla volta del cielo,

Ho sentito fremere l’animo di vite non ancora nate

E già folli da emergere alla luce del dì.

Ho udito il rincorrere di echi segreti.

Un fremere ticchettio nel lodare la fitta trama

Della volta dell’Eterno.

Ho atteso il tempo dell’autunno e l’ho visto

ammantarsi di bianco /

Tutto è percorso di brividi suoni,

Di canti che si confondono in questi silenzi,

Ho atteso i toni modulati di un dolce mattino /

E l’ho visto coprire di nero.

Questi primordi di vita, attraverso questo tempo,

Sono vivi come soffici colori della natura.

Colori di quei tramonti,

Ma tramonto non verrà, se non quando, farà cenno

La mano dell’Eterno:

Accompagnando…

Questa inversione – di parole nel tempo

 

 Strano posto

 

Strano posto,

stasera il pensiero s’arrampica

sull’irto sentiero, gli sterpi

son coperti di neve,

il pallido tramonto /

sfiora questo nudo tronco.

Il tintinnio degli sterpi ghiacciati

intonano che vecchia canzone;

come dire:

“Torna bambina mia!”,

stasera,

qualcuno si annuncia e si compie,

poeticamente, quella nota

della mamma; ma cosa potreste dirgli:

mamma son felice perché son tornata!
Avvicinarsi a questo posto,

vuol dire non aver paura

e non vietarsi potrai di attingere

la penna “al – Rio della vita”.

Strano posto, s’ode solo l’eco

della sorgente, sembra che abbia

allentato: “la sua serenata”.

 Ti ho atteso / Ti ho cercato

 

Ti ho atteso,

ti ho cercato fra le rotaie contorte

dell’ultimo bombardamento

dell’11.novembre.

Il mio pensiero era là,

fra i vetri rotti e i calcinacci,

e mi illudevo.

Dopo il frastuono,

la quiete trapassò

il silenzio delle case

ancora ferme e i sobborghi restati

a ricordare

“quale fardello opprimeva il passo”,

tumulto o caos?
La via del Corso Garibaldi era ingombra

di macerie

di memorie

di frammenti di corpi senza vita.

Siamo noi quelli che rammentano stanchi?

Col pensiero,

con passo pesante

sosto ancora sopra quel binario:

a sfiorare il suolo

dove corre ancora il treno.

A te io ho teso le mani, lontano,

lontano, fra i brandelli dell’animo.

 

 Ultima rosa…

di colore bianco

 

Inganno…

il mondo è tutto nero dentro

sul campo di grano maturo /

manca il colore oro.

Una nube nefasta, ha spalmato il veleno.

Ultima rosa di colore bianco,

ultimi tralci sempre più spinosi,

ultimi boccioli socchiusi sotto il sole.

Perché è cambiata la tonalità dell’Alba?

Ogni foglia, sulle dita

lascia la patina nera /

Inganno, potesse tornare quel tempo /

Oggi…, tutto è cupo,

plumbeo, finito /

nemmeno la luna rischiara l’aiuola /

Nemmeno l’acqua del mare è turchina.

Inganno, ogni radice perde il suo sostegno,

è corrosa dentro,

anche lei vorrebbe la vita,

senza esser stata mal nutrita

come quella rosa…,

imbrattata di nero veleno.

 

 Vorrei!...

 

Vorrei sentirli miei –

quei pascoli lontani,

poterli toccare con le mie mani.

In una sera d’autunno, essere

illuminata dalla tenue luce a petrolio.

Vorrei riascoltare il fragore del mare,

nascondermi

tra i colchi dell’onda:

ritoccare il fitto ricamo nell’aria

che formano le rondini

mentre cercano un sito lontano.

Vorrei.., riascoltare le ultime note

del vento che muore / essere là.., dove

avvenne il primo gioco dell’amore.

Cosa, cosa vorrei toccare veramente?,

mentre il pensiero

s’aggira fra queste mura?

Quale nenia d’inverno m’accompagnò

andando lontana,

perché l’animo si roventa?,

quali rovine rammenta?...

Queste son le note che canto con

Malinconia /

Vurria turnà n’a vota anima mia:

Vurria, vuria, vurria…

ma stangò in croce.

 

 Da “Granelli di sabbia”

 

 

L’aurora sempre dona

 

Quale gioia quest’oggi!

vederti,

salutarti,

dirti tutto,

dirti niente;

seguirti con lo sguardo

ognora al ciel rivolto.

Fra le rose,

e le spine,

c’è l’anima

ed il cor.

L’Aurora

la terra indora:

Nel silenzio della natura;

canto così.

 

 

 La speranza non muore

 

E’ un bellissimo lume di luna,

aspetterò domani:

aspettare è come languire,

Ansia:

finalmente la porta s’apre,

è giorno,

non so quale.

Nell’aria s’ode un qualcosa,

l’inestimabile giorno di festa.

T’aspetterò:

la violenza,

l’affanno

sono estremi.

S’io potessi,

soffocar vorrei

questa speranza.

 

 Risveglio

 

Ero assopita, come un cuore

che attende la vita,

in quella luce infinita.

Non era più notte,

non avevo paura.

Il nostro amore si rinnova

e placa i nostri affanni.

Rinascere nel cuore dell’uomo!

Il dono non sia consolazione,

una pena segreta non s’esprime

in lamento.

Ma in smisurato gioire.

Chi soffre,

chi ama,

chi spera,

chi attende il mattino,

o chi brama la sera.

 

 L’offerta del verso

 

Attraverso il velo di un sogno

mi apparvero

la fronte solcata,

gli occhi incavati,

le smunte guance,

i tuoi pensieri.

Sorge, avverso in me,

come l’avverso mondo,

un attimo di vita.

Il freddo sottile

assale la nuca,

penetra nelle radici

dei capelli.

Confusa, offuscata

dalla vertigine

dalla pietà,

si mostra la puerile

debolezza della natura.

Il velo d’un sogno:

questa commedia

è solo un verso.