Ramificazioni
Ramificazioni di pensiero uno tira l’altro sempre
velocemente lasciarsi cullare uno nell’altro
un dolce aere intanto prepara primavera
tiepida l’aria nel mattino soleggiato
dondolio impercettibile ma saggio posato
di chi sa cosa vuole adesso dove arriva
rischiarate di mente serenate a mandolino
microbi visibili ad occhio nudo
scelte frazionate ad esistenze multicolori
ed il sole che fa capolino lassù sul Coldai
un pianeta nuovo un nuovo mondo dicono
cosa ci porta cosa ci da
nuvole benessere luna radici fiori fari
chi sarà l’ardito viaggiatore
che proverà ad entrare dalla porta
socchiusa in entrata spalancata in uscita
esiste? Si lascerà vedere lo spiraglio
chi è un uomo se non se stesso
una cattiva copia volevano farne
una brutta copia di se stesso
ci provò a dire il vero
ma quello che aveva dentro nei remoti anfratti
della mente del cuore non si poté cancellare
venne fuori tutto ed il verbo acquistò sicurezza
ardore e fiamme e fuoco e lapilli e cenere
tutto eruttò in una volta sola.
E fu mattino.
Guarda si è staccata dal suo ramo dalla patria
eccola caduta il suo volteggio la sua danza
mirala si muove con baldanza vivila è questa
la sua lungimiranza lei sa che è ingiallita
ormai è scalza lei sa che la sua chimica vivrà
genziana si prepara a primavera dove lei è caduta
fiorirà gialla possente muta di parole vuote
foglia non parla sa sa di lei del frassino padre
foglia non piange si fa portare dal vento suo amico
fratello della neve e del suo sole amico del picchio
e del saltatore ride dal principio del suo mondo
del suo venire della sua realtà ecco
guarda il suo dolce tintinnare il suo messaggio
la sua aere è la tua la mia pure chi lo dice
madre natura provvede a cambiar rotta e le stagioni
giallo d’oro è il tramonto o foglia
t’aspetto genziana in primavera…
S’agguantano si rilassano danno vita al nulla
rimescolii di viscere realtà totali vino e baguettes
sorrisi nel vento e rombanti auto che cercano
di correre in strade strette rivoli d’acquitrini
di sollievi accentuati e rischiaranti mosse d’oro
siamo ancora noi dentro uno spazio nostro
risolleva il tuo sudario parti va all’attacco muovi
le tue gambe cammina il mondo sul mondo
fatti una risata fai una visita in te stesso
e ditti che qualunque cosa accada tu ci sarai
sarai sempre col vento nelle vele e libero
di decidere di quello che vuoi essere
del mondo che sarà la tua patria e del sogno
del tuo sangue che scorre tra le mani
quelle di tutti le nostre e il tuo pensiero
sale libero lassù oltre la cortina di fumo
oltre tutto si libra ginnico in un mattino
mattino di sole mattino di vita.
Tu che mi parli
Tu che mi parli d’amore di cose infinite
tu che m’apri le mani che pigi sul cuore
tu che cerchi dove non c’è che m’aiuti nei perché
tu che chiedi inutilmente non fartene colpe
millenni ci sono caduti addosso millenni
come angeli o demoni scegli tu
come parole buttate al vento come sassi
tu che mi dicevi cose inutili cose perse
dentro di te fantasie tue frasi già dette
millesimi d’azione nel cervello frazioni
di morigerate creature viscerali branchi
di lupi pronti a deridere la menzogna
tu che mi dici tutto ciò che non è
che mai è stato che mai sarà
fare disfare accontentati se puoi fa da te
ciò che hai sempre fatto un vento fugace
m’ha preso m’ha portato via son così
sbagliata lo so le mie sensazioni son mie
fa ch’io sia a mio agio dentro di te l’hai fatto
ma il senso il tuo senso la tua verità han dettato legge
ed è saltato fuori l’inverno è andata via la poesia
è sopraggiunta la penombra
andrà via anche quella tutto passa ora è solo qui
qui nella nostra mente dove ci siamo noi presenti
ancora un pezzetto ancora un minuscolo attimo di noi stessi.
Avevo visto il sole avevo visto il mare
ne ho preso un raggio per amare
un secchio per riempirlo di te
del tuo pensiero del tuo profumo
son qui con me adesso fino a che
non passeranno li terrò stretti in me
con lo stesso sentimento d’allora
quando uno di noi si pose nell’altro
all’unisono non è finito nulla fino a che
nella mente nostra saremo uno per l’altra.
I folletti del bosco
I folletti del bosco decisero, un bel giorno, di farsi un giretto di perlustrazione ai margini del bosco stesso e d'osservare un gruppetto d'umani nelle loro manifestazioni giornaliere. Certo non era facile per loro non farsi vedere ma volevano proprio rendersi conto di come gli umani potessero esere così diversi da loro ed il loro mondo così lontano, nonostante la vicinanza fisica che univa gli uni agli altri, perché, in fondo, abitavano dappertutto anche i folletti...ai margini; ai margini del bosco, ai margini della città, ai margini di qualsiasi posto dove ci siano umani, appena appena più in là, proprio per non farsi notare, per non farsi toccare, per non farsi vedere e un pò anche per proteggersi, perché il loro cuore é puro e come tale vulnerabile, molto vulnerabile, nonostante i loro innumerevoli difetti. E c'era qualche folletto che abitava anche tra gli umani, negli spazi molto ampi, nelle case grandi dove c'è un posto per nascondersi. Quel giorno il sole brillava e il gruppetto s'incamminò ben deciso, canticchiando e fischiettando una canzone che più o meno faceva così: siamo i folletti del bosco, andiam a scoprir l'uomo e torneremo con in mano un insegnamento; ed andarono verso quello a cui erano destinati, si erano destinati...loro volevano sapere il più possibile, volevano toccare con mano, rendersi conto se quello che avevano sentito, i detti a cui avevano assistito da bambini fosse tutto vero, corrispondesse a realtà, fosse tutto fedele ai racconti. Passo dopo passo, valletta dopo valletta, arrivarono nella grande strada sulla quale uomini e animali, strumenti di locomozione passavano continuamente; ognuno di queste cose col suo carico, chi occhi stanchi, chi un sorriso sfiduciato, chi col carro attaccato dietro, chi con le mammelle svuotate dal latte che il suo vitello avrebbe dovuto bere ma che gli umani svuotavano per loro profitto, chi con le sue merci. Insomma...la vita di una strada che serve agli uomini per vivere in questo secolo e più in là. I folletti quasi quasi avrebbero voluto fare anche dei dispettucci soprattutto agli uomini, ma se ne esimevano, volevano solo osservare per questa volta, magari più in là...adesso avrebbero solo fatto del bene, così si sentivano di fare. C'é una grandissima differenza tra gnomo e folletto: lo gnomo fa solo del bene, cerca di farlo, mentre il folletto é molto più simile all'uomo...fa del bene ma ne ha anche tutti i difetti, tutte le miserie ed in più é dispettoso, solo se lo vuole però, non solo automaticamente, né sistematicamente e solo se provocato e le provocazioni non mancavano di certo, né nel mondo loro né in quello degli uomini, in quest'ultimo di più, semmai. Erano vestiti con tute colorate, come nelle favole, come nei cartoni animati, erano belli nel loro essere e ballavano continuamente, si sollazzavano nel loro crogiolarsi al sole, nel loro modo di vivere, nel loro modo di pensare, nei loro movimenti sciolti e genuini. Orbene, questi folletti attraversarono la strada ed arrivarono ad una casetta, proprio lì al limitare, dove viveva una vecchina col cuore giovane, nonostante gli eventi non sempre positivi a cui aveva assistito nella sua lunga esistenza. La nonnina guardave spesso dentro uno schermo che chiamava tivù ma che tv non era, aveva i tasti anche per scrivere e la si poteva comandare un pò...fammi questo...fammi quello...dammi questa informazione...dammi quella e stava, con questo strumento, anche in comunicazione, che era possibile, con i suoi amici, pochi in verità, ma gente con cui aveva delle cose da dire, quelle profonde, quelle che diceva anche ad altri, nella fattispecie erano però rapporti più immediati che quelli a cui era abituata nella realtà. Tutti si davano del tu, subito, a prima vista, anche se lei nella realtà dava a quasi tutti del tu, per permettere agli altri di mettersi a proprio agio, dipendeva dalle situazioni del momento. I folletti decisero di esplorare per prima quella realtà, quella nonnina era un pò diversa, era una specie in via d'estinzione o in via di resurrezione; molte persone cercavano, difatti, di essere così, di essere sè stesse, con tutte le limitazioni che questo comporta. La nonnina era una ricamatrice di parole: scriveva e leggeva e parlava con tutti, ricavava da esse immenso piacere. La vecchina s' isolava quando era nel suo mondo di scrittura, poteva star lì ore ed ore, niente la distoglieva, il suo mondo era sacro, era intenta ad entrare nella carta, con le sue parole, con la sua mente. Così la videro i folletti e cominciarono, prima pian piano, poi sempre più in crescendo, a danzarle attorno, a farle le feste, ad accudire alla sua casa, a farla felice con questa loro presenza che, dopo la prima volta, divenne sempre più assidua. Divennero amici, amici per la pelle, amici per sempre. La vecchina si rese conto da dove erano arrivati questi suoi amici: erano venuti dentro casa, avevano in qualche modo invaso, in senso benevolo, gioioso e qualche volta anche maligno, il suo mondo perché lei l'aveva voluto, l'aveva cercato. E la sera se ne andavano i suoi amici folletti e la mattina tornavano e si vedevano e si aiutavano...adesso avevano trovato un altro mezzo per entrare in casa...entravano ed uscivano a loro piacimento dalla tivù della nonnina, in quella casetta in mezzo al bosco.