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 - Sapevo – fece Celestina – che c’era qualcosa qui, oggi, qualcosa di grosso che si doveva decidere e vi dirò che anch’io vorrei essere dei vostri.

- Ma neanche per sogno – fecero insieme Tobia e Alberto senza la minima speranza di riuscire a far cambiare idea a Celestina che, quando si metteva una cosa in testa, beh! Non gliela cavavi più!

Con questa considerazione i due gnomi si guardarono intensamente e dopo qualche minuto, Tobia parlò:

Celestina, sappiamo bene tutti e tre che quando hai deciso qualcosa è quasi impossibile farti cambiare idea, però dobbiamo chiedere il parere di Madre Natura. Manderemo l’airone Irvina da Lei e vedremo cosa succederà. Per adesso acqua in bocca. Diremo a tutti il nostro compito a tempo debito. Per noi va bene se vieni anche tu: ci saremo utili uno con l’altro e ci aiuteremo.

Gnomo Alberto si congedò e andò nella sua casa-abete a rassettare e a pensare che l’indomani mattina doveva dare istruzioni all’airone Irvina su cosa dire a Madre Natura.

Tobia, rimasto solo, si mise  subito all’opera per  preparare lo scacciabuio: strumento utilissimo nelle notti buie e spaventose. Prese due fogli di giornale e uno di carta crespata di colore giallo della misura dei fogli di giornale; tagliò l’estremità superiore dei tre fogli a strisce di circa 1 centimetro fino a tre quarti della larghezza lasciando per intero le estremità inferiori sovrapposte dei tre fogli. Quando ebbe finito questa operazione arrotolò su se stessa l’estremità inferiore (quella non tagliata) e la fissò perché non si srotolasse. Dopodichè lo scosse ed ecco lo scacciabuio col suo suono familiare e incoraggiante. Beh! Il resto dei preparativi poteva aspettare anche perché non avevano bisogno di niente, quasi, per intraprendere il loro viaggio.

Gnomo Alberto, la mattina dopo, istruì bene l’airone Irvina e le fece ripetere per filo e per segno quello che avrebbe dovuto dire a Madre Natura, le spiegò la strada – era lunghissima -, le augurò buon viaggio, le fece le raccomandazioni di rito e la fece uscire dalla finestra, quella ovale, quella che di solito illuminava per le grandi occasioni.

- Torna presto, a rivederci! Un bacione a Madre Natura… e già Irvina era un punto all’orizzonte.

- Ah – pensò Alberto – che bell’animale! Che classe! E che velocità! Son sicuro che ci metterà pochissimo ad arrivare da Madre Natura, sebbene sia dall’altra parte della Terra.

Madre Natura viveva proprio fuori dal mondo, in un’isola sperduta in un oceano che non c’è in nessuna carta perché Lei lo tiene nascosto. Pensate, se si sapesse dov’è, quanta gente a chiedere di tutto: chi vorrebbe il sole, chi la pioggia, chi il vento, chi la neve! Non si può! Allora Lei vive in quest’isola segreta dove è circondata dai suoi fedelissimi elfi buoni e da tanti alberi da frutto e una marea di fiori che cambiano secondo le stagioni: garofani rosa, tulipani, rose, stelle alpine, viole, giaggioli, nontiscordardime, gigli selvatici, ranuncoli, bottondoro e un’infinità di altre varietà che ci vorrebbe tutto un libro per elencarle – e farfalle e animali di tutti i tipi, i venti, le stagioni. Qui si lavora tutti in armonia e le piccole liti si risolvono in maniera spontanea senza tante storie. Una meraviglia di isola! Che spettacolo!

Gnomo Alberto andò nella scuderia per accertarsi sulle condizioni dei motovallo che ci sono nella valle di Pramper. Il motovallo è, per farsi un’idea, una piccola moto che, all’occorrenza, ha anche cingoli e assomiglia a un cavallo; anzi è un cavallo: marrone, bianco, nero, a pois. Mangia erba, avena, carote, pane vecchio e non ama stare da solo. Alberto chiese ai motovallo di mettersi in moto e andò da ognuno di loro per accertarsi che non mancasse loro niente e se avessero qualche lamentanza sul trattamento. Erano tutti contenti e in ottime condizioni, quindi lo gnomo andò davanti i motovallo con su scritto Tob, Alb, Cel, disse loro che dovevano affrontare un gran bel viaggio e di tenersi pronti per questo evento. Diede ordine a tutti di spegnere i motori, li ringraziò, tutti in ottime condizioni fisiche e intellettive.

Intanto i giorni passavano tranquilli, l’inverno scemava e la primavera era alle porte, i tre gnomi avevano una piccola ansia aspettando il momento della partenza e, chiedendosi, ogni tanto, quale sarebbe stata la missione che Madre Natura aveva riservato loro.

Fu una giornata splendida quel giorno e verso sera si rannuvolò tanto che gnomo Tobia raccomandò a tutto il villaggio di tapparsi bene in casa che probabilmente ci sarebbe stata una gran bella nevicata. E così fu! alla fine della quale spuntò un gran bell’arcobaleno, in mezzo al quale c’era scritto: benvenuta Celestina!

Così gnomo Tobia, a questo punto, spiegò alla sua gente della missione che Madre Natura aveva affidato loro e quanto fossero onorati che la scelta fosse caduta proprio su loro tre in rappresentanza del popolo degli gnomi.

Alberto, alla vista dell’arcobaleno, tirò un sospiro di sollievo perché era la prova che il suo messaggero aveva completato l’opera; anche se in cuor suo aveva sempre saputo che l’airone Irvina era la migliore e lui ne era, giustamente, fiero avendola lui stesso aiutata ad arrivare ad essere l’ottima messaggera che era poi diventata.

A questo punto era arrivato il 10 di marzo e il bosco era in risveglio. Tutto intorno lo annunciava. Era ora di partenza per i tre gnomi: gli uccelli cinguettavano eseguendo strane danze, le gemme sugli alberi spingevano per lasciar venir fuori le foglie e il sole, ormai piuttosto alto nel cielo, riusciva a scaldare il bosco riuscendo ad entrare anche nelle case-albero facendo la felicità degli gnomi che sapevano che l’inverno ormai era proprio quasi finito.

I tre gnomi si trovarono da Tobia – era quella la loro base per prendere qualsiasi decisione circa la  missione – per prendere gli ultimi accordi su cosa portare con sé, cosa indossare e soprattutto si dissero che il loro spirito doveva essere dei migliori per non restare imbrigliati nella strada del non-ritorno che porta alla disperazione più nera.

Celestina aveva, in verità, un po’ di confusione in testa perché si era accorta che provava un nuovo sentimento per gnomo Tobia, un qualcosa di inedito-niente-di-eclattante- ma si rendeva conto che voleva bene a lui più che non agli altri senza sapere il perché e senza aver mai pensato ciò. Era un po’ preoccupata perché pensava che forse durante il viaggio questo pensiero l’avrebbe disturbata, poi diede colpa di questo suo stato d’animo alla stanchezza, fece mentalmente il conto di tutto quello che aveva preparato nel suo zaino e andò a dormire.

Gnomo Alberto non stava più nella pelle tanto era eccitato all’idea della partenza: aveva un entusiasmo che, era sicuro, sarebbe riuscito a trasmettere agli altri, anche se non ce n’era bisogno perché per certi viaggi l’entusiasmo e la gioia non possono mancare.

Gnomo Tobia si lisciava la barba finalmente soddisfatto che l’attesa fosse finita e pensava: Madre Natura, non ti deluderemo, vedrai! Domani sarà un grande giorno e il sole illuminerà tre viaggiatori che s’incamminano per il lungo viaggio della speranza! E con questo pensiero, sorridendo, s’addormentò sognando verdi distese e cieli tersi.

Alla  buon’ora!

Erano tutti lì! Il popolo di  Pramper era pronto a salutare tre di loro incaricati di ricambiare in qualche modo una razza - quella umana – che aveva dato segni di cambiamento e nello stesso tempo di speranza per un mondo migliore.

Tutti erano silenziosi nel rispetto per la partenza e quando fu dato  il secco comando:

Motovallo in moto! -  ci fu un’ovazione da parte del popolo degli gnomi.

- Evviva! Siete tutti noi! Tornate vincitori! Forza!

E partirono. E via e su e avanti, sempre avanti passando per le meraviglie della montagna, i fiori, le acque, gli alberi.

-Ma qui c’è ancora neve – pensò Celestina – siamo proprio in alto. Non mi sono neanche accorta di quanta strada abbiamo fatto – e diede un’occhiata pensierosa a gnomo Tobia. E adesso giù, giù e avanti, avanti.

-Fermiamoci! – fece Alberto e smontarono dai motovallo anche per farli rifocillare e rifocillarsi al tempo stesso.

Erano su un piccolo pianoro pieno di bacche di tutti i tipi che gnomo Tobia si affrettò a raccogliere, giusto quanto ne bastava per loro tre, mentre i motovallo attaccarono una radura d’erba e ci dettero dentro a mangiare – poi una buona bevuta, qualche manciata di fragole tanto per gradire e si sedettero a riposare beatamente sognando cascate e farfalle. E così fecero anche i tre gnomi chiedendosi mentalmente quando avessero incontrato gli uomini e soprattutto capito cosa facesse piacere ricevere loro. E si addormentarono sognando prati in fiore, ruscelli gorgoglianti e uccelli in concerto...........................................

 

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-          .....................................Dai! Via coi motovallo, in moto – fece Alberto all’alba quando tutti dormivano ancora.

-         Buon giorno! Fece Celestina – adesso mi alzo…ma che maniere! Dai pigroni svegliatevi e alziamoci tutti che è ora di andare!

Diede un’occhiata alla ferita di gnomo Tobia che era quasi guarita – tutto merito degli impiastri che lei aveva applicato due giorni prima – e diede il suo consenso che la ferita era a posto e Tobia poteva affrontare il viaggio.

-         Motovallo via! – ripetè Alberto e questi si misero in moto sbadigliando e stiracchiandosi. Li fecero scaldare un po’ e poi…via!

E intanto passavano i giorni…

Un bel mattino soleggiato e caldo, proprio in una valletta che era una meraviglia vicino a un ruscelletto sentirono in lontananza delle voci umane.

-         Ecco, ci siamo! - disse gnomo Tobia – fermi tutti! Stiamo in ascolto e vi raccomando non fatevi vedere né sentire. Ricordatevi il motivo per il quale siamo qui.

Quatti quatti si misero dietro un grande albero e videro tre boscaioli che si recavano al lavoro con gli attrezzi sulle spalle, di buona lena, chiacchierando del più e del meno tra di loro ogni tanto interrompendosi per fare, a turno, una bella risata.

-         Finalmente- Alberto- abbiamo trovato gli uomini. Le loro case non dovrebbero essere lontane da qui a quanto sembra! Dai che se siamo fortunati, entro notte, troveremo il paese e faremo ancora un passo avanti per risolvere la missione. Vai Irvina, vola mia cara amica, va da Madre Natura e dille…

L’airone s’alzò superbo verso il cielo e eseguì l’ordine mentre Alberto la osservava allontanarsi, finchè non sparì alla vista.

-         Mi meraviglia ogni volta quel superbo uccello! Che meraviglia della Natura! E’ splendido

Intanto i tre uomini passarono oltre e dopo un po’ i nostri amici, quando furono sicuri che nessuno li avrebbe sentiti, ripresero il cammino seguendo il sentiero in senso contrario da dove avevano visto i tre boscaioli arrivare.

Gnomo Tobia e Celestina ogni tanto si davano un’occhiata beandosi di quello che potevano leggere negli occhi uno dell’altra.

Continuando il sentiero, dopo un po’, cominciarono a trovare i segni della mano umana. Palizzate, prati falciati, mucche al pascolo, qualche fienile, l’orticello e…

-         Shhh! Fermi tutti – fece Tobia – ecco là una casa! Fermate i motovallo e andiamo a vedere!

Misero i motovallo al pascolo dietro a un boschetto che avevano intravisto prima, lontani dall’occhio umano, e si recarono a piedi nelle vicinanze della casa verso una finestra per guardare cosa stesse succedendo dentro. Una mamma singhiozzava perché il suo bambino stava molto male, piangendo e disperandosi andando qua e la per la stanza controllando continuamente la sua creatura che aveva fatto una brutta caduta da un albero battendo la testa su di un sasso.

-         Non voglio che tu muoia bambino mio, non voglio! E le lacrime correvano giù per le guance.

Tobia e Celestina si guardarono e senza che nessuno dicesse niente la gnoma andò a cercarsi delle erbe nel prato lì vicino mentre l’airone Irvina atterrava rasente gli altri due gnomi vicino alla finestra della casa degli umani.

-         Guarda piccolo – disse la mamma continuando a piangere – c’è un bellissimo uccello bianco che si è posato proprio sulla nostra finestra. Sono sicura che ci porterà fortuna – e in quel momento si calmò un po’.

Venne la notte e gnoma Celestina riuscì ad entrare nella casa e, approfittando di una breve assenza della madre dal capezzale del bambino, gli diede da bere la medicina che aveva preparato prima e dopo fatto ciò se ne tornò fuori dai compagni che la stavano aspettando.

Attesero tutti e tre pazientemente che venisse giorno e finalmente il bambino si mosse e chiamò mamma. Ecco, gli gnomi se ne andarono.

-         Che fantastico medico sei Celestina - fece gnomo Alberto – e che farmacista!.

Raggiunsero i motovallo, mangiarono e si misero a dormire sul fieno in un riparo costruito dagli uomini per quando si trovavano a lavorare nei boschi lontani dal paese e così li trovò la rosea alba di un radioso mattino.

Naturalmente gnomo Alberto fu il primo ad alzarsi ma quella mattina ebbe la bontà di uscire senza svegliare nessuno; il giorno prima aveva visto delle meravigliose bacche arancioni e voleva fare una sorpresa agli altri andandole a raccogliere per far colazione tutti insieme.

-         Oh che belle carmarole! – fece Celestina vedendo le bacche e tutti quanti ne fecero una bella scorpacciata. Le carmarole sono delle bacche dalla forma leggermente allungata che sanno di pesca.

Che bella compagnia i nostri! Era proprio una delizia vederli tutti insieme, tutti andavano d’accordo e il vento del disagio non esisteva tra loro.

-         Motovallo in azione! – Alberto – ed già erano in moto.

-         Prima vorrei vedere come sta il bambino di ieri – fece gnoma Celestina- e si avviarono, riordinando prima il fieno dove avevano riposato, verso la casa. Si arrampicarono sulla finestra e videro il bambino seduto sul letto con la mamma accanto che finalmente non piangeva più:

-  Bello! Meno male il bimbo sta meglio, sono proprio contenta! – fece Celestina -. Scesero e se ne andarono per gli affari loro.

Quella era la casa più al limitare del bosco e le altre abitazioni erano un bel po’ più in giù ma con i motovallo loro non temevano le distanze e in men che non si dica arrivarono ad un altro gruppetto di case....................................